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Analizzarsi per migliorare


Oggi vi voglio introdurre un argomento molto particolare… ovvero l’ autoanalisi.
Ovviamente si tratta di un analisi del proprio profilo scacchistico. Cosa intendo per analisi?
Per analisi intendo: cercare di capire il proprio stile di gioco, con l’ ausilio delle proprie conoscenze di se e delle proprie partite.

Non si può migliorare considerevolmente se non si conosce sè stesso e l’ avversario.

All’ epoca (1700-1800), pensavano che la forza di gioco di un giocatore, dipendesse dalle sue capacità cerebrali. In pratica, chi era più intelligente vinceva. Oggi invece si pensa che non c’ entra assolutamente questo, ma centra solamente la conoscenza dei principi generali del gioco.

La vera risposta? Non è una via di mezzo. Ma la forza di gioco è data da una combinazione di questi 2 elementi. Bisogna avere talento e conoscere i principi che stanno alla base del gioco. Per conoscere questi ultimi c’è bisogno di studio. Quindi il talento va applicato allo studio. Bobby Fischer era sicuramente un talento, ma lui studiava più di qualunque altro campione della storia. Ed è così che riuscì a prevalere sugli altri.

Con questo non voglio affermare che chi più studia più a probabilità di vittoria, perchè 2 gicatori di prima categoria nazionale, possono essere arrivati al quel livello con 2 quantitativi di studio differente. Il primo con 200 ore e il secondo con 80. Perchè? Perchè è importante studiare con metodo! Gli autodidatti raramente utilizzeranno il giusto metodo di studio, perciò molti si fanno seguire da un Maestro (per questo consiglio il libro Allenati come un Gran Maestro ).

Un esempio di questo? Il presidente del mio circolo di scacchi (Salvatore Benvenga) anni fà, ha preso lezioni di scacchi dal Maestro Internazionale Daniel Contin. Ha preso lezioni solo per qualche mese. Lui mi ha confessato che in quel mese ha imparato di più di tutte le sue ore di studio da autodidatta. In quel mese si concentrarono a studiare gli avamposti. Con quale metodo? Tramite la presentazione dello stesso tema in più diagrammi. Non ci vuole molto ad imparare una cosa. Se, dopo la spiegazione, vediamo diverse posizioni con lo stesso tema, e poi le applichiamo anche in una partita di allenamento, allora il meccanismo lo abbiamo acquisito, niente più! Se invece leggiamo gli avamposti su un libro, e non prendiamo appunti, non approfondiamo le variant, non cerchiamo di capire il piano che sta dietro a quella mossa, allora il nostro lavoro servirà a poco, e fra una settimana sarà messo tutto nel dimenticatoio. Lo stesso discorso vale per le case deboli, per la settima traversa ecc.

Ma ora ritorniamo a noi e al conoscerci meglio. Chiunque di noi ha un’ idea del suo stile di gioco: aggressivo, passivo, posizionale, combinativo ecc.. questo in linea di massima lo sappiamo. Ma quello che non sappiamo è quali sono le nostre debolezze.

Innanzi tutto spieghiamo cosa sono le debolezze. Le debolezze sono i nostri difetti. Tutti noi possediamo, sia in ambito scacchistico e sia nell’ ambito caratteriale, pregi e difetti. E bene sì, questi a volta possono essere strettamente correlati (non è sempre detto, Anderssen era un uomo tranquillo ma sulla scacchiera era un sanguinario).

Ora vi mostro alcuni esempi di difetti (ne esistono molti altri):

  1. Debolezza nel punto di vista tattico-combinativo
  2. Debolezza nel punto di vista posizionale
  3. Debolezza nel scegliere la “mossa migliore”
  4. Debolezza nel scegliere in fretta la mossa migliore
  5. Debolezza nell’ apertura
  6. Debolezza nel mediogioco
  7. Debolezza nel finale
  8. Debolezza nel trasformare un vantaggio in vittoria
  9. Debolezza nel non saper sfruttare a proprio vantaggio gli errori dell’ avversario
  10. Debolezza nel non saper distiunguere i punti chiave della partita
  11. Debolezza nel “rischiare”
  12. Debolezza nel calcolo
  13. Debolezza nell’ avvertire il pericolo
  14. Debolezza nell’ avere troppa “passione” sulla scacchiera
  15. Debolezza nell’ avere troppa “timidezza” sulla scacchiera

Ecc. ecc.. questi sono solo i primi che mi sono venuti in mente. Ora fate questo lavoro.
Stampatevi questo elenco, ed evidenziate quelli che vi appartengono in modo tale da crearci un profilo già più accurato. Ora elenchiamo la lista dei pregi (che non sono altro che il contrario dei difetti).

  1. Forza nel punto di vista tattico-combinativo
  2. Forza nel punto di vista posizionale
  3. Forza nel scegliere la “mossa migliore”
  4. Forza nel scegliere in fretta la mossa migliore
  5. Forza nell’ apertura
  6. Forza nel mediogioco
  7. Forza nel finale
  8. Forza nel trasformare un vantaggio in vittoria
  9. Forza nel non saper sfruttare a proprio vantaggio gli errori dell’ avversario
  10. Forza nel non saper distiunguere i punti chiave della partita
  11. Forza nel “rischiare”
  12. Forza nel calcolo
  13. Forza nell’ avvertire il pericolo
  14. Forza nel avere la giusta emozione sulla scacchiera

Ora anche di questo elenco, evidenziate i vostri pregi. Bene adesso avete il vostro profilo completo di pregi e difetti. Ammettiamo che siete risulatati così:

Pregi: forza in apertura, e forza nel punto di vista posizionale.
Difetti: timidezza, debolezza nel calcolo, debolezza nel scegliere in fretta la mossa migliore, debolezza nel rischiare e debolezza nel finale.

Ecco il profilo psicologico di questo ipotetico giocatore: Un giocatore poco sicuro di sè e delle proprie capacità, avendo perciò poca fiducia delle sue mosse, cerca di imparare a memoria tutte le mosse d’ apertura possibili, tralasciando così lo studio del finale.

Ecco, il dado è tratto. Ora potete farvi un resoconto della situazione per capire quanto c’è da lavorare: Se i difetti superano i pregi, allora c’è molto da lavorare, e prima di diventare candidati maestri o maestri ce ne vorrà ancora molto. Se invece i pregi sono superiori, allora siete a buon punto.

Come e quanto lavorare? Steinitz affermava che lui riusciva a tirare su un maestro di scacchi in un tot. di ore! Quindi non è vero che per diventare maestri ci sia bisogno di capacità particolari, penso che solo per le categorie successive siano richieste queste.

Se un nostro difetto è l’ incapacità di avvertire il pericolo, allora studiamo le partite di Petrosjan uno dei grandi giocatori di prevenzione. Egli amava anticipare il gioco dell’ avversario, non facendolo giocare. Al momento giusto poi contrattaccava.

Se pecchiamo nel calcolo, guardiamo le partite di Alekhine, e noteremo i suoi calcoli profondi e precisi, e suoi piani già stabiliti molte mosse prima (anche i suoi commenti ben fatti sono molto utili!).

A seconda delle nostre carenze, dobbiamo studiare le partite dei grandi giocatori e confrontarci. Per confrontare intendo: prendere la partita del GM, prendere una scacchiera e seguire la partita. Arrivati ai punti critici, non guardate la mossa che ha giocato il GM ma provate a pensare voi cosa avreste giocato. Se la mossa da voi pensata, coincide con quella riportata sulla partita allora avete conepito la mossa correttamente! Altrimenti, cercate di capire il perchè avete sbagliato, e il piano che sta dietro alla mossa segnata sulla partita. Questo allenamento è molto gratificante e man mano noterete che le vostre mosse assomiglieranno sempre di più a quelle dei GM, ed è così che si inizia a giocare bene!

Ora non posso che augurarvi…buono studio!

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