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Aperture: un primo approccio (Video)

Per chi non ha una particolare infarinatura scacchistica può essere estremamente utile avere dei validi e chiari riferimenti su come gestire la prima fase della partita; di seguito elencherò gli obiettivi che normalmente i due giocatori tentano di perseguire nell’apertura, seguiti da un elenco di principi generalmente validi.
Seguirà infine un video in cui si mostrerà come quest principi possano aiutare ad uscire in modo relativamente indolore dall’apertura anche contro un programma di forza apprezzabile.

In apertura entrambi i giocatori tentano di aggiungere sostanzialmente tre obiettivi:

Controllo del centro



Il centro è senza ombra di dubbio la zona più importante della scacchiera; può tuttavia non essere del tutto chiaro il motivo per cui queste case (e4,d4, d5, e5 in primo luogo, e secondariamente quelle adiacenti, ovvero d3, e3, f4, f5, d6, e6, c4, c5) siano così essenziali. Per farlo capire, a un livello intuitivo, pensiamo all’universalmente noto “valore numerico” dei pezzi: pedone 1 punto, Cavallo 3 punti, Alfiere 3 punti, Torre 5 punti e Donna 9 punti. Perché questi valori? Perché una torre vale più di un cavallo o di un alfiere?

La risposta è piuttosto semplice: i pezzi che valgono di più, in linea generale, sono quelli che hanno una maggiore mobilità, ovvero quelli che possono controllare più case; in questo senso la Donna vale moltissimo perché controlla diagonali e colonne, la la torre solo colonne, l’Alfiere solo diagonali e il Cavallo solo case specifiche vicine. Inoltre, il motivo per cui la Torre vale di più dell’alfiere è che, muovendosi dritta, potenzialmente ha accesso a tutte le case della scacchiera, laddove l’alfiere non ne può controllare più di metà (e, detto per inciso, questo è pure il motivo per cui la coppia degli alfieri è così rinomata: l’uno compensa le debolezze dell’altro, e insieme possono potenzialmente controllare tutte le 64 case).

L’Alfiere e il Cavallo invece sono equivalenti poiché, se è vero che l’Alfiere ha un raggio d’azione più ampio, il Cavallo compensa la sua scarsa mobilità con la possibilità di saltare i pezzi e, soprattutto, di poter controllare sia le case chiare che quelle scure.
Ora, tenendo a mente che il valore di un pezzo non è determinato a priori ma bensì dal numero di case che può controllare, torniamo all’importanza del centro: immaginiamo un Cavallo piazzato al centro della scacchiera, ad esempio in d5, e un cavallo invece posizionato sul bordo di essa, ad esempio in a4. Risulta immediatamente evidente che il Cavallo in d5 controllerà molte più case rispetto a quello posizionato sul bordo, e quindi è senza dubbio preferibile.

Inoltre spesso non è ben chiaro a fine dell’apertura dove un giocatore rivolgerà la sua attenzione nel mediogioco (se al centro, sull’ala di re o sull’ala di donna); ora, in una condizione del genere, se i pezzi sono ammassati solo in una zona della scacchiera difficilmente si potranno intraprendere operazioni attive anche negli altri due settori, mentre un fluido schieramento centrale di fatto lascia al giocatore la possibilità di scegliere a sua discrezione in quale settore della scacchiera agire, poiché dal centro i pezzi possono essere facilissimamente mobilitati in qualunque settore.
Strettamente connesso al controllo del centro c’è anche il problema dello spazio: un giocatore che non ha mai spinto i propri pedoni con ogni probabilità si ritroverà con i pezzi compressi nelle ultime traverse, poco coordinati e che, probabilmente, si intralceranno pure a vicenda. Insomma, è necessario lottare per il centro anche per poter garantire ai propri pezzi uno sviluppo ottimale, e qua passiamo al secondo punto.

Sviluppo dei pezzi


All’inizio della partita i pezzi inizialmente sono disposti nelle prime traverse, ed è essenziale cercare di portarli in gioco in prima possibile. Le ragioni di ciò sono più d’una, e sono strettamente correlate fra di loro: se i pezzi non si muovono, difficilmente il nostro centro riuscirà a reggersi in piedi solo grazie ai pedoni: un avversario che combatte per il centro sia con pedoni che con i pezzi vincerà senza dubbio la battaglia rispetto a uno che manda i propri pedoni allo sbaraglio senza alcun tipo di supporto.

Altra ottima ragione per sviluppare i pezzi è che, sostanzialmente, se i pezzi non sono entrati in gioco allora il Re sarà ancora al centro della scacchiera, e se il Re è al centro della scacchiera sarà facile per l’avversario aggredirlo e finire la partita con un violento attacco iniziale.
Se un giocatore tenta di imbastire un centro con i pedoni che si sostengono a vicenda con ogni probabilità si imbatterà in un avversario che, tramite dei sacrifici, aprirà la struttura centrale, e allora tutta la sua armata sviluppata piomberà sul Re avversario decidendo in poche mosse la partita, ed è qui che si passa al terzo punto…

Sicurezza del re


E’ essenziale portare il Re al sicuro, perché al centro sarà con ogni probabilità un obiettivo di attacco per il nemico; una partita col Re troppo esposto è destinata fatalmente a concludersi in maniera rapida e violenta…

Da quanto detto sopra, è evidente che questi tre obiettivi non sono separati e distinti, ma si intersecano fra di loro: il controllo del centro è essenziale per uno sviluppo dei pezzi, lo sviluppo dei pezzi è necessario per consolidare il centro, per controllare il centro sono necessari i pedoni, i pedoni si devono muovere per permettere lo sviluppo degli alfieri, un centro solido è spesso garanzia che il Re corre pochi rischi, e per arroccare e per portare al sicuro il Re è necessario sviluppare i pezzi.

Il fatto che così tanti fattori si concatenino è ciò che rende le aperture così semplici e al tempo stesso così complesse: semplici perché di fatto mentre si persegue un obiettivo con ogni probabilità se ne persegue contemporaneamente anche un altro, complesse perché l’intersecarsi di tutti questi fattori aggiunge ad ogni posizione una quantità enorme di sfumature, che solo i Mi/GM riescono a comprendere appieno.

Segue adesso una lista di suggerimenti, principi generali che sono di aiuto nella gestione di un’apertura:

Giocare per perseguire l’affiancamento dei pedoni centrali


La struttura pedonale e4-d4 è sostanzialmente quella che dà una maggiore flessibilità e un maggior controllo del centro; se alla fine dell’apertura uno dei due colori dovesse riuscire a mantenere questa formazione centrale, con ogni probabilità finirebbe per trovarsi in vantaggio.

Non muovere un pezzo più di una volta


Questa massimo è piuttosto intuitiva: se muoviamo tre volte di fila un pezzo il nostro avversario nel tempo in cui noi lo spostiamo avrà sviluppato tre pezzi e noi uno solo, quindi terminerà prima lo sviluppo e quindi potrà intraprendere per primo operazioni attive sulla scacchiera lasciandoci in posizione difensiva.

Sviluppare prima i cavalli e poi gli alfieri


Dobbiamo questa perla di saggezza a Emmanuel Lasker, secondo campione del mondo di scacchi; l’idea che sta alla base di questo suggerimento è che i cavalli hanno fin da subito delle buone case in cui andare (f3, c3, f6, c6) mentre per quel che riguarda gli alfieri, avendone di più a disposizione in cui svilupparsi, potrebbe non essere immediatamente chiaro quale sia la postazione migliore. Ovviamente questo suggerimento va preso con le pinze, esistono molte valide ragioni per sviluppare prima un alfiere di un cavallo (es: se si deve giocare Ce2, assicurarsi prima di aver mosso l’Af1 in modo che il Cavallo non gli sbarri la strada).

Gioca all’incirca tre mosse di pedone nelle prime otto mosse


Il centro va attaccato/occupato con i pedoni e sostenuto con i pezzi; se ci affidiamo troppo ai pedoni il nostro avversario si ritroverà in vantaggio di sviluppo (ovvero: potrebbe finire lo sviluppo prima di noi), e potrebbe riuscire a trarne vantaggio; d’altro canto, se non utilizziamo i nostri pedoni per controllare/attaccare il centro potremmo non essere in grado di contrastare il centro -sostenuto da pedoni, per l’appunto- dell’avversario; in linea di massima tre pedoni vanno bene per combattere al centro, sono abbastanza per fornire una posizione solida e contemporaneamente non perdere troppi tempi nello sviluppo.
A questo proposito, è da notare che due mosse di pedone sono necessarie per lo sviluppo degli alfieri, e questi pedoni che si saranno mossi probabilmente saranno quelli centrali; buona norma è cercare di controllare il centro con i pedoni “d” ed “e”, e poi di sostenerlo con almeno un pedone laterale “c” oppure “f”.

Non muovere la Donna nelle prime mosse


La ragione di questa regola è che la Donna, essendo un pezzo forte, se attaccata dovrà per forza ritirarsi, e ritirandosi l’avversario guadagna una mossa; ad esempio, dopo 1. d4 d5 2. c4 e6 3. cxd5 Dxd5 4. Cc3, e la Donna nera è costretta a muoversi per evitare la cattura, quindi di fatto il Bianco ha sviluppato un pezzo (il Cavallo) con guadagno di tempo.

Gioca mosse attive

Come già detto, la forza di un pezzo dipende dalla mobilità che ha sulla scacchiera, e quindi è fortemente dipendente dal numero di case che controlla, ovvero di case in cui potrebbe andare; per questo, sempre in linea di massima ed entro i principi del ragionevole, è necessario sviluppare i pezzi in modo che abbiano una collocazione il più possibile attiva; ad esempio, un cavallo piazzato in f3 o in e2 controllerà parecchie case centrali, e quindi Cf3/Ce2 è preferibile rispetto, che so, a Ch3; allo stesso modo la mossa Ad2di fatto non serve a niente, anzi, spesso è debole perché impedisce alla donna di difendere d4, mentre lo stesso alfiere piazzato in e3 avrà probabilmente un ruolo attivo nella difesa del centro.

Non giocare per la minaccia a tutti i costi/Non ti preoccupare di minacce inesistenti

Alcuni giocatori, avendo giocato praticamente sempre solo con giocatori piuttosto deboli, sono arrivati all’errata convinzione che in apertura si debbano creare minacce subito e a tutti i costi; ora, mettere pressione all’avversario va bene, ma spesso alcuni giocatori hanno la tendenza a tentare attacchi o a creare minacce che, semplicemente, vanno a vuoto.

Il tratto caratteristico di queste minacce è che, per essere fatte, si muovono i pezzi più di una volta e spesso coinvolgono anche una o più mosse di donna.

Questa tendenza all’attacco a tutti i costi va sradicata dalla mente dello scacchista sostanzialmente perché, di fatto, l’avversario può parare facilmente gli attacchi semplicemente sviluppandosi naturalmente, e dopo utilizzare la posizione esposta dei pezzi usciti “all’assalto” per guadagnare ulteriormente tempi o vantaggi di altro genere.

Un tipico esempio di questa tendenza può essere il tentativo di giocare fin da subito per il matto del barbiere, oppure un “piano” che prevede la pressione su un eventuale Cc3 con …Ce4, …Da5, …Ab4; di fatto il Bianco se ne infischia di queste minacce e prosegue naturalmente con Ce2, 0-0 e Dc2; dopo di che il Ce4 sarà attaccato dalla spinta in f3, l’Ab4 sarà attaccato con a3 e il Bianco si ritroverà o col pedone “b” piazzato sulla colonna “c” che controlla maggiormente il centro, e/o con la coppia degli alfieri…
L’altro lato di questo fenomeno, complementare al gioco di attacco insensato, è rappresentato dai giocatori si ritrovano a fare mosse del tipo h3, c3, Ad2 e altre ancora con l’unico scopo di pararsi da alcune mosse che ritengono pericolose, tipicamente l’inchiodatura dell’alfiere sul cavallo. Queste mosse di fatto nella migliore delle ipotesi sono del tutto inutili, nella peggiore sono disastrose; (nello specifico, la mossa h3 indebolisce l’arrocco, crea quello che nel gioco offensivo viene tipicamente definito un “segnale di attacco”, o “punto di rottura”). La maggior parte delle minacce da cui queste mosse dovrebbero proteggere in realtà sono illusorie, quindi è necessario semplicemente ignorarle e continuare lo sviluppo normale dei pezzi.
Altra cosa da notare è che le minacce inesistenti non sono un cruccio solo dei principianti, ma si possono manifestare anche a livelli di categorie nazionali, solo in forme un po’ più sofisticate: ad esempio, magari un giocatore ha paura di una determinata difesa per via di una variante che non sa come affrontare, oppure non gioca la mossa più forte perché teme che lo porterebbe in una situazione favorevole di fatto ma che richiede calcoli accurati nei quali non si sente sicuro; ovviamente in questi casi si risolve facilmente passando un po’ di tempo alla scacchiera analizzando le posizioni temute e trovando il modo corretto di affrontarle (se sono nessuno oltre a me la teme ci sarà una ragione), oppure nell’altro caso semplicemente dedicandosi in maniera sistematica al miglioramento della capacità di calcolo…

Arrocca il prima possibile; arrocca corto


Dobbiamo questo suggerimento rivolto ai principianti a Max Euwe, quarto campione del mondo di scacchi. Il motivo per cui si dovrebbe arroccare in fretta è che si mette il Re in posizione sicura fin da subito, e il motivo per cui si dovrebbe arroccare corto è che è l’arrocco più semplice da eseguire, nonché il più solido (l’arrocco lungo spesso richiede una mossa di assestamento Rb1/Rb8 per proteggere il pedone “a” altrimenti poco difeso).
Altro motivo per cui conviene arroccare è che questa mossa, oltre a mettere al sicuro il re, consente alle torri di entrare in gioco…

Sviluppa anche le torri



La torri per loro natura sono il pezzo che entra in gioco per ultimo, ma non per questo vanno trascurate; la loro maggiore utilità sta nella loro centralizzazione, che tipicamente può servire a tre cose:
1) Controllare colonne aperte
2) Sostenere il centro pedonale
3) Scoraggiare spinte di pedone nemiche, le così dette mosse misteriose di torre

Se devi ricatturare di pedone, cerca di ricatturare verso il centro


La ragione di questa massima è che, ricatturando verso il centro, un pedone potrà essere utilizzato per combattere nella battaglia per il centro laddove prima non sarebbe stato possibile; ad esempio, se l’avversario cattura il Cavallo in C3, bxc3 è spesso più conveniente di dxc3, poiché in questo modo in pedone “b” potrà essere spinto in c4 e aggredire una seconda volta dai lati il centro del Nero, oppure potrà restare in c3 impedendo una eventuale infiltrazione di Cavallo in d4.

Metti in comunicazione le torri


Questo vuol dire, sostanzialmente, togliere tutti i pezzi dalla prima traversa e lasciare che le torri si difendano a vicenda; questo può essere molto utile in più frangenti, sostanzialmente perché permette alle torri di cooperare meglio tra di loro, esponendosi sulle colonne contro le torri avversarie al posto della Donna.

Stai sempre attento a non seppellire il tuo alfiere dietro ai tuoi pedoni


Questa è una semplice massima che mira alla salvaguardia dei propri alfieri: ad esempio, dopo aver giocato e4 il Bianco vorrà prima sviluppare l’alfiere campochiaro e solo dopo giocare d3, altrimenti l’Alfiere si ritroverà bloccato, limitato e senza alcuno scopo nella partita.

Per concludere, è importante notare come queste non siano regole da seguire alla lettera, ma solo principi, linee giuda che ci orientano su come muoverci; è molto importante capire le ragioni che stanno dietro a queste regole, in modo da sapere quando è possibile -se non doveroso- infrangerle.
Ad esempio, nella partita di donna spesso il Bianco gioca e3 prima di aver sviluppato l’Alfiere c1, questo sostanzialmente perché conta di svilupparlo successivamente in seguito alla spinta in e4; oppure, se le donne e parecchi altri pezzi sono stati cambiati probabilmente non ci saranno prospettive di attacco, e il Re potrebbe trovarsi meglio al centro della scacchiera piuttosto che essere relegato ai lati come succede dopo l’arrocco…

Ultima cosa prima di finire l’articolo: il video che segue non vuole essere un video didattico su come gestire una apertura specifica, né pretende di aver mostrato un gioco particolarmente corretto in fase di apertura; molte, se non tutte le mosse giocate sono imprecise e fuori dalla mastodontica famosa teoria delle aperture; l’unica cosa che vuole mostrare questo video è che, laddove molto spesso un principiante viene fatto a pezzi dal computer in poche mosse, con l’ausilio di un minimo di calcolo e l’applicazione ragionata di alcuni principi generali diventa possibile sopravvivere all’apertura anche contro un giocatore di livello nettamente superiore…

Nota sul programma con cui ho giocato: si tratta di SCID, che io sappia è uno dei migliori scaricabili gratuitamente online; lo ho messo a livello massimo, ma non ho idea a cosa corrisponda in termini di ELO; alcune mosse giocate da lui poi mi sembrano strategicamente dubbie (anche alcune delle mia a dire il vero, lo ho fatto in modo da non complicare il video con considerazioni che vanno al di là della applicazione dei principi che ho esposto in questo articolo) ma sospetto sia quello che capita a un computer non fortissimo che deve volta volta calcolarsi le mosse…

Video Illustrativo

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4 thoughts on “Aperture: un primo approccio (Video)”

  1. Pensieriscacchistici says:

    I miei più sinceri complimenti Mario: articolo scritto bene e pieno di contenuti fondamentali del gioco per quanto concernono i prinicipi basi di un sano sviluppo di gioco.

    Interessante e ben fatto anche il video che, come ormai è scontato, rende molto più interattivo il meccanismo di insegnamento/esposizione, grazie anche all’ausilio di frecce colorate ecc.

    Spero che possa prestare la tua attenzione anche su altri temi del nobil giuoco, perché hai dimostrato di poterlo fare con consapevolezza e chiarezza espositiva.

    Tanti saluti, tanti auguri dii buone feste a tutto il blog e buon gioco! 😉

  2. Elia says:

    Veramente bel blog!
    L’ho scoperto da poco e devo dire che è una colonna fondamentale per gli aspiranti scacchisti professionisti. Articoli completi come questo possono essere utili a molti. Con il video rimane ancora più dettagliato e di impatto.
    Complimenti continuate così!

  3. Christian says:

    Grazie di cuore Elia per aver apprezzato. A presto!! 🙂

  4. david says:

    che programma usi per giocare?

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