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Intervista a Riccardo Del Dotto

Mattoscacco è riuscito, con l’aiuto di un collaboratore che verrà presentato presto, ad intervistare un maestro di scacchi che ci ha gentilmente dedicato del tempo rispondendo alle nostre, a volte banali (ma alla portata di tutti), domande.

 

Riccardo Del Dotto è nato a Lucca nel 1974. Maestro FSI (punteggio Elo FIDE
2201), ha vinto due volte ex aequo il campionato italiano giovanile (Bologna
1988 under 14, Biella 1990 under 16). Direttore della scuola di scacchi dell’ASD Scacchistica Lucchese, è stato per sette anni responsabile del settore giovanile toscano. Insegna scacchi on line ed in istituti di diverso ordine e grado della Toscana. Nel 2010 ha ricevuto il premio “Istruttore dell’anno” per il Centro Italia.

Mattoscacco: Ciao Riccardo, grazie per aver acconsentito a questa intervista. Eccoci alla prima domanda, uno di quei cosiddetti “quesiti immancabili”,cosa rappresenta per te il gioco degli scacchi? Un semplice gioco o c’è dell’altro…?

Riccardo: Il bello degli scacchi è che possono essere vissuti da ciascuno in ogni modo. Hanno il dono di essere gioco, hobby, rilassante passatempo, ma anche sport, professione, compagni di tutta una vita. Il Grande Maestro Esteban Canal sosteneva che essi sono capaci di avere “bagliori d’arte e abissi di scienza”. Personalmente, avendo iniziato a giocare intorno ai 4 anni, prima ancora di leggere e scrivere, li ho sempre vissuti come una forma di linguaggio universale.

M: Seguendo la linea delle domande di rito,cosa consigli, tu che eserciti da
diversi anni (direi con risultati notevoli) il non facile ruolo di istruttore
a chi inizia ora a muovere i primi passi tra le 64 case della scacchiera?

R: Tutto dipende sempre da quali obiettivi ci si pone. La soluzione ideale è giocare e studiare. L’una cosa senza l’altra non basta per fare progressi. L’analisi approfondita delle proprie partite rappresenta il punto di partenza. Se non si possiede la giusta disciplina, l’ideale è seguire la guida di un istruttore, soprattutto per risparmiare tempo ed evitare scelte sbagliate.

M: Hai svolto per diverso tempo l’ incarico di responsabile del settore giovanile per la
regione Toscana,analizzando la diffusione del gioco in senso più ampio dei
confini regionali, come vede il futuro degli scacchi in Italia?

R: L’Italia negli ultimi 20 anni ha fatto passi da gigante. I campionati italiani under 16 rappresentano probabilmente l’evento più importante dell’intera stagione scacchistica. Esistono tante ottime scuole di scacchi e tanti bravi istruttori che riescono in breve tempo a portare i giovani più promettenti al livello di un candidato maestro. Lì poi inizia il difficile. La Federazione, che tanto ha fatto per la divulgazione del gioco, ora deve forse spingersi un po’ più a fondo nella promozione della qualità, per essere al passo con altri paesi europei.

M: E’ ormai innegabile la rivoluzione (quantomeno dal punto di vista
quantitativo) che internet ha apportato nel mondo scacchistico, quanto pensi
abbia giovato l’avvento della rete nel gioco degli scacchi? Ne ravvisi anche un
eventuale rovescio della medaglia? (mi riferisco ad una possibile
desertificazione dei circoli)

R: La rivoluzione informatica ha portato innegabili benefici. Maggiori possibilità per giocare, per migliorare, per confrontarsi. Il rischio è che il gioco degli scacchi, nelle sue forme più esasperate del “bullet” sia svalutato al punto da diventare una sorta di videogame. Per non parlare dei tentativi di equiparazione al gioco d’azzardo. In merito alla “desertificazione dei circoli”, si tratta di un fenomeno reale ed ormai conclamato. Tuttavia rappresenta per gli stessi circoli una sfida a superare l’immobilismo con sempre nuove proposte sia didattiche che agonistiche.

M: Sempre su questo tema,cosa pensi della recente scelta della FSI di avviare
dei Campionati Online?

R: Mah… può essere un’idea per coinvolgere molti giocatori virtuali, offrendo anche un’altra opportunità a quelli già agonisti. Personalmente, non apprezzando tanto il gioco on line… sono fuori dal gioco.

M: Ora passiamo alle domande che più interessano noi neofiti del nobil giuoco,
qual è il testo,tra l’ampia scelta di volumi scacchistici che hai apprezzato
maggiormente per la tua formazione iniziale?

R: Nella mia formazione iniziale…? Beh io sono cresciuto soltanto giocando lampo! Negli anni ’80 non c’erano né istruttori né scuole di scacchi. I libri scacchistici sono di per sé abbastanza pesanti e non facili da studiare per un ragazzino. Ancora oggi i giovanissimi non studiano sui libri, ma lavorano quasi esclusivamente al computer. I libri, semmai, li leggono gli istruttori per loro. Solo dopo i 20 anni ho incominciato a studiare. Tra i classici citerei “Il centro di partita” di Romanovskij e per la mia crescita personale “Lezioni pratiche per diventare maestro di scacchi
” di Mark Dvoretsky.

M: C’è un errore o ostacolo particolarmente frequente che nella tua
esperienza di giocatore e istruttore hai ravvisato tra gli scacchisti che
lavorano per dei primi basilari progressi?

R: La scarsa attenzione riportata alle proprie partite. Io conservo tutte le mie partite giocate dal 1984 ad oggi. Akiba Rubinstein era solito dire che su 365 giorni l’anno, per 60 giocava, per cinque riposava… e gli altri 300 erano dedicati all’analisi delle proprie partite.

M: Cosa spinge molti dilettanti (Come ogni tanto scherza qualche maestro anche
alcuni professionisti) a considerare lo studio dei finali noioso?Non c’è
confronto con l’estetica dei tatticismi o delle misteriose mosse strategiche
del mediogioco, oppure questo è solo un pregiudizio difficile a soccombere?

R: Lo studio del finale permette di compiere un netto salto di qualità. Il finale è una sorta di deserto, dove se non si è forniti di una bussola, di viveri e di una buona guida, si rischia veramente di smarrirsi. I finali teorici in cui predomina la tecnica, inevitabilmente, risentono di una certa aridità. Ma dalla studio dei finali “pratici” anche il giocatore agonista può trarre oltre che un concreto miglioramento anche un godimento estetico.

M: Ora qualche breve curiosità, come descriverebbe il proprio stile di gioco?

R: Indefinibile. Scherzo… ma è più facile dire ciò che non sono. Non mi sento né un giocatore d’attacco né un difensivista. Preferisco avere l’iniziativa. E tutto sommato mi sforzo di avere uno stile universale, che poi dovrebbe essere la meta ideale un po’ per tutti, oggigiorno.

M: Il Giocatore/i del passato che più ha ammirato ?

R: Sicuramente Vasily Smyslov.

M: L’apertura che ama di più?

R: Dovrei dire “La Partita del Centro”, visto che vi ho scritto un libro. Ma in verità l’apertura da cui ho tratto maggiori soddisfazioni è la Variante Chiusa della Difesa Siciliana.

M: Tenacia,Talento,Passione Quali di questi parole non può proprio mancare al
giocatore che punta a raggiungere il livello magistrale ?

R: Tutte e tre sono assolutamente indispensabili.

M: Concludo con una domanda sul XXIII Festival Internazionale di Scacchi di
Lucca in programma dal 17 al 19 Giugno 2011,quali emozioni si provano nell
‘organizzare un importante torneo nella propria cittadina ?

R: Ormai questa, sia per me che per mio padre Luigi, è la 23esima edizione. Organizzare tornei di scacchi suscita sempre emozioni contraddittorie. Si è sempre felici della buona riuscita della manifestazione. Ma al giocatore che rinuncia alla gara, qualcosa manca. Diciamo che principalmente organizzo per fornire ai molti allievi che seguo l’occasione di poter disputare un torneo importante nella propria città.

Un sentito grazie Riccardo per la tua disponibilità,s ono felicissimo di
iniziare la mia collaborazione per Mattoscacco con questa intervista.Ti saluto
augurandoti i migliori successi agonistici e le migliori soddisfazioni come
istruttore!

Intervista fatta da: Luigi Caliò

6 thoughts on “Intervista a Riccardo Del Dotto”

  1. Saverio says:

    Sono davvero contento di questa intervista, ho trovato una cosa importante che mi aiuterà a migliorare, infatti io non analizzo mai le mie partite, anche se so che questo è molto importante per la crescita personale del giocatore. Cercherò di colmare questa mi mancanza, molto belle in questo contesto le parole di Akiba Rubinstein. Grazie come sempre Christian 😀

  2. PedoneIndiano says:

    Mi è piaciuta molto questa intervista!!! Molte di queste domande avrei voluto chiederle anch’io a qualche giocatore forte e leggerle qui,risposte da un maestro mi ha chiarito un po le idee.Ora ho capito che quando sto nel finale mi ritrovo in un deserto..ma nel mio caso la bussola si è rotta xD
    Grazieeee ottimo sito

  3. Christian says:

    Grazie mille, ringraziamo Luigi per l’intervista! 😉 😉

  4. Barone says:

    Complimenti per l’interessante intervista (continuo a preferire le partite non magistrali commentate, ma anche questo tipo di post è sicuramente benaccetto)

    OFF TOPIC

    Per chi non seguirà la tradizione della “pasqua con chi vuoi” ma preferisce impantofolarsi davanti al PC in questo fine settimana festivo (AUGURI a tutti!), sabato sera e credo domenica (non sono sicuro della seconda data-ora), a partire dalle nove di sera, a questo indirizzo è possibile seguire i turni finali del campionato nazionale statunitense generale e femminile che si tiene a St.Louis:

    http://www.livestream.com/uschess

    C’è il commento dal vivo di un GM (Wallace) e una WGM (Shahade, dicreta rossa per altro), ci sono le interviste a caldo dei partecipanti a fine partita e non manca l’occasionale passaggio al tavolo del commento di famosi GM presenti per assistere all’evento e/o per “fenomeni collaterali” (libri, conferenze, etc… qualche sera fa’ si è fermato per una mezzoretta il grande Nakamura).
    Siamo alle semifinali e due dei sopravvissuti del generale hanno la bellezza di 19 anni d’età, dimostrando che questo è l’anno del cambio della guardia per gli Scacchi statunitensi.
    I turni a girone iniziali sono stati caratterizzati da una carenza di pareggi e un gran numero di partite d’attacco che, benché condite da errori e poco rispetto per la conservazione del materiale, sono state veramente divertenti: speriamo che continui questa tendenza.

    p.s. Ovviamente è necessaria la comprensione dell’inglese…

  5. strangerhorse says:

    ottima intervista!!..semplice, lineare, intelligente..per me ke capisco ancora poco di scacchi leggere queste righe mi è servito ad accrescere il mio interesse verso questo sport per il quale a mio avviso si spendono ancora troppe poche parole 🙂

  6. Christian says:

    concordo in pieno! Dobbiamo diffondere, oltre che questo bellissimo gioco, la conoscenza delle strategie di questo gioco che molti custodiscono gelosamente!

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