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Self Training System – Funzionano Davvero? (1° Parte)

Da qualche anno a questa parte i giocatori di scacchi hanno capito che occorre allenarsi se si vogliono ottenere dei successi. In realtà questo era un segreto di Pulcinella dato che i giocatori che progredivano erano proprio coloro che avevano un metodo di allenamento; diciamo pertanto che questo “segreto” è diventato patrimonio comune e anche i giocatori di categoria sociale (ammesso che le categorie sociali esistano ancora) hanno sentito il bisogno di adottare un sistema che permettesse loro di progredire.

Comprare libri su libri non è la soluzione giusta e quindi occorrono delle guide. In questo ambito alcuni testi si sono ritagliati un loro spazio.
In questo breve articolo voglio esaminare due sistemi, uno statunitense e uno italiano, e cercare di capire se possono funzionare.

Rapid Chess Improvement

Il primo sistema è contenuto nel libro “Rapid Chess Improvement” di Michael de la Maza.

Il libro descrive un metodo di auto-allenamento che ha permesso all’autore di far lievitare il suo Elo di oltre 700 punti in due anni. Decisamente un risultato entusiasmante. Qui sotto vediamo (anche se in modo sfuocato) il suo diagramma di crescita nei due anni di attività.

Sicuramente un risultato incoraggiante.

Per capire un meglio chi è de la Maza vediamo una sua partita ( giocata prima di aver praticato il suo metodo) che lui stesso riporta a pag.12

Herman – de la Maza 1999

E il Nero Abbandonò.

Sì, decisamente de la Maza aveva ampi margini di miglioramento. Dopo un’altra sconfitta simile a questa, de la Maza decide di studiare un sistema di auto training che sarà poi la base del suo libro. Allora vediamo in cosa consiste questo metodo.

IL METODO
Fondamentalmente si basa sul concetto che se un giocatore sotto i 1800 punti vuole migliorare, dovrebbe scordarsi di studiare aperture, strategia e finali e concentrarsi solo sulla tattica. Per migliorare la propria abilità tattica de la Maza propone un circuito di 5 mesi nel quale far agire due elementi: il “Chess Vision Drills” e il “Seven Circles”. In realtà c’è anche un terzo punto che riguarda il corretto atteggiamento davanti alla scacciera, ma me parlerò alla fine. Per ora mi concentrerò sui primo due punti.

Chess Vision Drills (esercizi di visualizzazione scacchistica) consiste nel far raggiungere ad un pezzo una determinata casa. Ad esempio nel “Knight Flight Drill” (pag. 31) il Cavallo da a1 deve andare in b1 nel minor numero di mosse possibili, poi da a1 in c1 e così via fino a raggiungere la casa h8. A quel punto riparte da b1 e fa tutto il giro. Detto in tutta franchezza, mi sembra un esercizio che potrebbe tranquillamente essere proposto come alternativa alla pena di morte in quei paesi nei quali questa è ancora in vigore. 😀

Seven Circles è invece un esercizio di tattica nel quale bisogna risolvere 1000 posizioni per 7 volte riducendo sempre di più i tempio fino ad arrivare al settimo cerchio, l’ultimo, dove gli stessi 1000 problemi devono essere risolti in un giorno solo. Il libro non riporta i 1000 problemi ma suggerisce alcuni titoli di libri che riportano test tattici. In alternativa propone l’acquisto di un software (CT-ART 30) che ritiene particolarmente utile al suo sistema. Tanto utile che 8 pagine (quasi il 7% di tutto il libro) sono occupate da schermate del programma come questa:

IN QUANTO TEMPO?

De la Maza fornisce anche i tempi: per eseguire il suo programma occorrono circa di 2400 ore di studio. Ho fatto i conti e supponendo che uno si dedichi solo al programma stabilito, sarebbe impegnato 4 ore al giorno per 600 giorni (circa 20 mesi) senza poter godere di giorni di pausa per festività, malattie o altro. In pratica studierebbe come un buon professionista. Da considerare che nel frattempo, per ottenere 2/300 fottutissimi punti Elo, uno avrebbe probabilmente perso il lavoro e avrebbe divorziato dalla moglie. Se tutto questo fa al caso vostro provate il sistema de la Maza.

DISCIPLINA ALLA SCACCHIERA

Resta a ancora un terzo passaggio: come comportarsi davanti alla scacchiera. Fra le varie cose bizzarre, de la Maza suggerisce di fare qualche movimento e fra i vari movimenti cita il  muovere le dita dei piedi dopo la mossa dell’avversario. Non ci sono prove che questo sistema funzioni. Se, ad esempio, l’autore avesse provato a giocare 100 partite muovendo le dita dei piedi e 100 senza muoverle e avesse visto che nel primo caso i risultati erano nettamente migliori che nel secondo, forse questo ci sarebbe stato d’aiuto. Ma il consiglio viene lasciato senza dimostrazione. Se qualcuno di voi vuole coprire questo vuoto e fare la prova del movimento delle dita dei piedi gliene saremmo grati.

Scherzi a parte, è abbastanza ovvio che dedicandosi per 2400 ore allo studio degli scacchi si otterrebbero dei grandi miglioramenti, al di là del sistema usato. De la Maza è passato da un Elo di 1300 (quindi molto basso) ad un elo di 2041 in poco più di 2 anni dopodichè è semplicemente sparito e da 10 anni non ci sono sue partite nei database.

Nel suo libro scrive che per salire a 1900 punti ha studiato 3 ore al giorno, 7 giorni alla settimana per 20 mesi giocando inoltre 200 partite di torneo. Supponiamo che in ogni torneo si giochino in media 9 partite, sono circa 22 tornei in 20 mesi, più di uno al mese… Non mi stupisco che non giochi più.

QUALI SONO I PREGI E I DIFETTI DEL LIBRO?

I difetti sono abbastanza evidenti ma il principale è che ti abbandona nel momento in cui la posizione non ha risvolti tattici. In questo caso, poiché non hai avuto né la possibilità (de la Maza non te lo ha detto) né il tempo (hai avuto a malapena il tempo di dormire qualche ora) di studiare i princìpi che regolano la strategia, ti trovi abbandonato a te stesso. Inoltre non si parla di finali, di analisi delle proprie partite (se non molto brevemente) e di teoria delle aperture.

Inoltre non dice una cosa molto importante: il lavoro e lo studio devono essere progressivamente sempre più difficili. Quindi chi sceglie i test? Bastano 1000 test presi a caso o dovrebbero essere graduati nelle difficoltà?

I pregi? Uno solo: de la Maza suggerisce di studiare la tattica e questo sicuramente è un ottimo consiglio. Mi chiedo però se valga la pena di scrivere un libro di 128 pagine solo per dire: gli scacchi sono tattica al 99% quindi studiate la tattica.

In ogni caso il libro è reperibile anche on line e ognuno può leggerlo e decidere se gli può essere utile.

TM & Christian

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6 thoughts on “Self Training System – Funzionano Davvero? (1° Parte)”

  1. Postmaster73 says:

    Io penso che il mondo degli scacchi è bello perche’ è praticamente smisurato e poche sono le certezze. Sicuramente la tattica è quella forse piu’ facile e divertente da studiare e sicuramente porta ad un immediato beneficio in termini di aumento della propria forza e penso sia giusto farla studiare per prima….. ma due anni di studio continutato di sola tattica mi sembrano eccessivi.

  2. werty says:

    e io che pensavo che l’ allenamento dello scorso articolo fosse duro! ma questo è…
    sinceramente preferisco giocare come giocare da schifo che farmi esplodere il cervello!
    però se i risultati si vedono si può anche provare ma non penso di riuscire a studiare tutto quel tempo.De la maza era un grande ma probabilmente è come dici tu divorziato e senza lavoro probabilmente è per questo che non gioca più
    se vuoi posso provare il metodo delle dita al mio prossimo torneo
    ciao a tutti

  3. TM says:

    In effetti non credo che sia molto consigliabile. C’è un detto che recita “piuttosto che niente è meglio… piuttosto!” Quindi qualsiasi cosa si faccia è meglio che non fare nulla.

    Ci sono metodi meno alienanti e forse di maggior soddisfazione. In realtà credo che non ci si possa allenare da soli leggendo libri e/o usando il computer come sparrimg partner. Chi vi suggerisce questi metodi è in malafede.

    Leggete anche il seguito di questo articolo.

  4. Barone says:

    Un’idea diversa circa l’apprendimento dei motivi tattici la si trova nella colonna Novice Nook del sito Chesscafe (lingua inglese).

    L’autore è il Maestro Nazionale Statunitense Dan Heisman, che è “specializzato” nel coaching di giocatori di club da tanti di quegli anni da essere una specie di istituzione per gli scacchisti del suo paese: ad esempio sarebbe lui ad aver inventato/definito l’espressione universalmente utilizzata fra gli scacchisti anglofoni di “Hope Chess” (traducibile più o meno come “Scacchi alla sperindio”).
    “Hope Chess”, per quanto autoevidente possa suonare, significa giocare la mossa senza prima aver valutato se fra TUTTE le mosse possibili dell’avversario ci siano (1) scacco, (2) cattura e (3) minaccia (cioè una mossa a cui segua uno scacco o una cattura non parabili/evitabili/trascurabili): fare coscentemente questo semplice controllo di sicurezza dalla profondità di non più di due-tre mosse, significa invece giocare agli “Scacchi Veri” (“Real Chess”, il contrario degli “Scacchi alla sperindio”).
    Da notare che qui non si parla di piani strategici o di miglioramento della posizione. Cioè lo scopo non è quello di trovare la mossa migliore, ma quello di evitare (quasi) sempre le mosse autodistruttive.
    Già riuscire a giocare “veramente”, applicandosi diligentemente nel controllo di sicurezza in ogni mossa giocata, riduce drasticamente il numero di erroracci in partita e aiuta pure a scartare più rapidamente le mosse inefficaci fra le candidate che si hanno a disposizione ad ogni turno.
    E’ un tipico esempio dei consigli ultra-pratici e apparentemente ovvi, direi di buon senso comune, che hanno reso questo istruttore uno dei più efficaci nell’aiutare gli scacchisti di club a raggiungere buoni livelli di gioco.

    Tornando al metodo illustrato dal libro di de la Maza, Heisman in contrasto consiglia la risoluzione di quiz tattici relativamente semplici e tipici, non di difficoltà crescente ma stabile, con una certa costanza e con cadenza più o meno quotidiana: dieci o venti minuti al giorno di esercizi tattici sui motivi tipici che tutti conosciamo dovrebbe servire a sviluppare il senso intuitivo dell’accortezza tattica, così che il giocatore possa rendersi conto con minore sforzo della presenza di motivi tattici durante la partita.

    A proposito di dita, uno dei consigli più divertenti di Heisman è quello, indirizzato a chi tende a muovere troppo affrettatamente, di sedersi sulle mani!
    Un piccolo stratagemma per rendere fisicamente più difficile che il giocatore muova senza pensare: non so che statistiche abbia l’efficacia di un tale trucco, ma almeno sembra avere più senso che quello di tormentarsi i calzini sotto al tavolo…

  5. Raffaele says:

    Il sistema e’ interessante. Il libro lo avevo trovato su internet e scaricato, pero’ e’ in inglese e quindi non ci ho capito molto. Il sistema di autoallenamento pero’ puo’ essere valido per tutti gli appassionati che vogliono migliorare nel gioco e non hanno molto tempo da dedicare allo studio, anche se questo metodo e’ abbastanza impegnativo. C’era anche stato un tentativo da parte degli amici di giocareascacchi.it di diffondere un metodo denominato M.A.A.G. che sostanzialmente era di auto apprendimento, interessante perche’ prevedeva anche l’uso di motori di scacchi, ma poi non e’ piu’ andato avanti. Sono curioso di conoscere l’altro metodo, quello italiano, potrebbe essere piu’ pratico. Complimenti per il materiale interessante che metti a disposizione, a presto.

  6. TM says:

    Continua a seguire questo tread perchè avrai delle sorprese!!! 🙂 Se però hai delle esperienza col MAAG, inseriscile tranquillamente.
    Ciao e grazie

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