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Educazione Tecnica (Parte 1°)

Chi è Riccardo Del Dotto

Riccardo del Dotto è l’autore di questo articolo. Ma ovviamente è molto di più… Abbiamo già intervistato Riccardo in questa intervista, e questa che segue è la sua biografia.

Sono nato a Lucca il 23 febbraio 1974. Ho imparato a giocare a scacchi intorno ai 4 anni, prima di leggere e scrivere, semplicemente per imitazione, guardando mio padre Luigi, Maestro nel gioco per corrispondenza. Ho disputato il mio primo torneo under 16 a sei anni, nel mio paese, Picciorana; arrivai primo, ma collezionai ben tre stalli!

Il mio primo torneo FSI , all’età di 8 anni,è stato Bagni di Lucca nel 1982, dove arrivai ultimo. Sempre a Bagni di Lucca nel 1985 ottenni la promozione a Seconda Nazionale. I progressi di categoria furono piuttosto lenti, potendo giocare soltanto un torneo all’anno.

Fui promosso Prima Nazionale ad Imperia nel 1988, lo stesso anno in cui arrivai primo ex aequo a Bologna nel campionato italiano FSI under 14. Sulla base di questi risultati la FSI mi inviò in Romania a Timisoara, a disputare un forte torneo giovanile internazionale. Collezionai punti 5,5 su 11, cimentandomi, unico quattordicenne nel torneo under 20.

Nel 1989 ottenni la promozione a Candidato Maestro, vincendo il torneo week end di San Casciano Val di Pesa (Firenze). Nel 1990 fui ancora primo ex aequo alla finale del campionato italiano under 16. Negli anni’90 ho iniziato l’attività di istruttore e complici gli impegni di studio, ho diradato la mia attività agonistica. Nel 1997 sono entrato in lista Fide con il punteggio di 2175 punti Elo.

Dal 1999 svolgo stabilmente l’attività di istruttore di scacchi all’interno delle scuole e nel mio circolo, l’Associazione Scacchistica Lucchese. Nel 2001 a Porto San Giorgio e a Bratto nel 2002 ho realizzato due norme di Maestro, raggiungendo il punteggio di 2199.

Nel 2005 al torneo “Marche Estate” di Falconara ho ottenuto la norma di Maestro, secondo le nuove regole FSI. Il titolo mi è stato ratificato soltanto nel gennaio 2011, con il raggiungimento dei 2201 punti Fide.

Nel 2010 la FSI mi ha assegnato il premio come “Istruttore dell’anno” (2009) per il Centro Italia.

Educazione Tecnica (Parte 1°)

La partita più difficile da vincere è una partita vinta (E. Lasker)


Credevamo noi che la tattica fosse tutto, la percentuale che rasenta la certezza, l’encefalogramma piatto del vantaggio incolmabile. Svezzati con i sacrifici ubriacanti di Tal, credevamo noi che la strategia fosse il surrogato dei meschini, capaci al massimo dei goffi voli di un tacchino. Il senso del sublime era l’apogeo della combinazione. Null’altro. Così credevamo noi.

Cresciuti nelle periferie scacchistiche degli scantinati di un dopolavoro ferroviario, tra avanzi di cancelleria e Staunton ammuffiti, credevamo noi che la tecnica fosse il matto Re e Torre, la regola del quadrato e l’opposizione e lo studio di Richard Reti sui pedoni. Cos’altro poteva servire per vincere a scacchi?

Braccia buone e colpo d’occhio, rapidità d’esecuzione tra la mossa e lo schiacciamento del malcapitato BHB, qualche trucco slavo all’occorrenza, e tracotanza, impudenza, convinzione nei propri mezzi, questa era la tecnica del giocatore da torneo, quello che basta per passare in vantaggio e liquidare in quattro e quattr’otto la vittima di turno. Così vedevamo fare. Così volevamo fare.

Eppure eravamo già candidati maestri, quando mal sopportavamo la lentezza di quel Maestro Fide elvetico che pensava un’eternità prima di chiudere il sipario su una partita che avevamo gettato alle ortiche: “Vile, tu uccidi un uomo morto! Ma cosa diavolo aspetti?”, avremmo voluto gridargli. Ma questo pensava, pensava. E comunque sia, poi vinceva.

Ed eravamo ancora candidati maestri, quando un bravo maestro internazionale italiano con grande facilità ci strappò di mano un pedone. E guadagnato questo in men che non si dica… si mise anche lui a pensare, pensare. Sin lì aveva giocato lampo. Ed in vantaggio di un pedone, pensava. Allora, solo allora, capimmo che non avevamo capito nulla della tecnica, del perché bruciavamo un sacco di punti nei tornei, del perché i giocatori più forti, al contrario, non ci lasciavano il barlume di una speranza. Capimmo anche l’aforisma di Lasker, finalmente. E saltammo in avanti.

Perché la tecnica si regge su quattro punti cardinali.

  • Non concedere controgioco all’avversario;
  •  Conservare il proprio vantaggio (materiale, posizionale);
  •  Stabilire un chiaro piano di gioco e seguirlo;
  •  Non avere fretta.

Proviamo a fare chiarezza. Cosa voglia dire “non concedere controgioco all’avversario” è concetto di facile comprensione: prima ancora di pianificare i miei progetti, devo annientare quelli avversari, che mossa per mossa si presenteranno. Solo su questa base di partenza potremmo costruire qualcosa che ci permetta di concretizzare un vantaggio precedentemente acquisito. Un vantaggio da tenere stretto, da conservare. Attenti sempre allo sconto da liquidazione, alla semplificazione allettante, alla conclusione da manuale.

Mai giocarla senza un calcolo preciso, accurato, puntiglioso. Il più delle volte nel finale il vantaggio materiale vince: attenti quindi a non dilapidarlo. Barattarlo, trasformarlo in qualcosa di equivalente, questo sì, ma è un altro capitolo, più da mediogioco. Il terzo punto può sembrare banale: “stabilire un chiaro piano di gioco e seguirlo”. Che grande scoperta. Ma focalizziamo l’attenzione sull’aggettivo “chiaro”, che è l’esatto contrario di oscuro, fumoso, complesso.

Ciò che deve essere scartato. È il difensore a cercare il caos, la massima confusione, ricordiamolo sempre. Il quarto punto riguarda la rinomata regola del “non avere fretta”, un principio cardine della tecnica, su cui hanno costruito luminose carriere campioni quali Salomon Flohr, Tigran Petrosian e Ulf Andersson. Nessuno vi darà qualche punto elo in più se vincete in venti mosse anziché in quaranta. L’importante è non assumersi inutili rischi. Non gettare via le partite come abbiamo sempre fatto in precedenza.

Ed il primo traguardo della regola “non avere fretta” è di carattere prettamente psicologico, ovvero la capacità di apprezzare i piccoli passi, i lenti progressi della nostra posizione verso la vittoria agognata, senza l’ansioso spettro della rapidità che a scacchi non fa certo rima con precisione. Senza mai smettere di crederci, perché come sosteneva Aaron Nimzowitsch “l’ottimismo è il fondamento logico del gioco posizionale”. Il tattico ottiene tutto e subito, se lo ottiene. Lo stratega è uomo di fede, che crede in un logos di leggi e principi guida, capaci di fargli attraversare anche le steppe più inospitali del finale. Boris Spassky, non a caso, divideva il mondo degli scacchisti tra atei e credenti. Non è necessario che la posizione sia vinta. “Basta che ci sia la possibilità di vincerla”, sosteneva il grande Bent Larsen. Ricordiamolo.

Gligoric S.- Smyslov V.
Zurigo Torneo dei candidati (turno 12), 19.09.1953

Partiamo da qui. Mossa al Nero. Vasily Smyslov ha un pedone di vantaggio. Ma ad Ovest c’è un 3 a 2. Ad Est avremmo un 5 a 3, ma un gol ci è stato annullato, a causa di un pedone doppiato, quindi al momento ci appare come un 4 a 3. Per niente facile vincere, soprattutto se consideriamo che la colonna “d” è nelle mani di Gligoric. Ma Smyslov è un virtuoso della tecnica. State a vedere. 20…Tfd8 Per prima cosa il Nero contesta la colonna centrale aperta con la disponibilità al cambio dei pezzi, forte del suo pedone in più. 21.Tad1 Txd2 22.Txd2 Adesso il Bianco ha soltanto una Torre, per cui le sue chance di controgioco si sono dimezzate. 22…Rf8 Centralizzazione, senza fretta, del Re. Ecco perché in d8 si era portata proprio la Tf8. 23.f3 Re7 24.Rf2 Anche Gligoric si incammina verso le vie del centro. 24…h5! Come ha scelto il piano di gioco Smyslov? Quali considerazioni strategiche ha effettuato? Assolutamente errata sarebbe la scelta di puntare su un attacco di minoranza sull’ala di Donna, mediante a6 e b5, speculando sull’inchiodatura del pedone c4. Dobbiamo concentrare le nostre energie sul lato dove siamo più forti, dove siamo di più. Quindi avanzare il pedone “h”, il cosiddetto “candidato” perché privo di “dirimpettaio”, ci permette di lavorare per la costruzione di un pedone passato lontano, determinante nel finale. 25.Re3 g5 Il piano di Smyslov prende man mano corpo. 26.Th2 Td8 Un primo successo!

Il Bianco ha abbandonato l’arteria centrale, la colonna “d”, di vitale importanza per la valorizzazione del 3 a 2 sull’ala di Donna. Senza fretta, il Nero semplicemente migliora la propria posizione e si impadronisce della res nullius. 27.Th1 [Sconsigliabile tornare sui propri passi con 27.Td2 Txd2 28.Rxd2 h4 29.gxh4 gxh4 ed il Nero ha ottenuto il pedone h4 libero per proseguire poi con la manovra d’appoggio Cf6-h5-f4] 27…g4! Ecco svelato il piano del Nero: questa spinta di rottura, apparentemente innaturale perché non investe sul candidato, scompone la struttura pedonale avversaria per creare nuovi punti deboli. 28.fxg4 [Non funziona 28.f4? exf4+ 29.Rxf4 Td3 30.Cb5 Tf3+ 31.Re5 a6 32.Cc7 Txg3 33.Cxa6 Te3 con vittoria del Nero] 28…Cxg4+ 29.Re2 Cf6 Certamente anche h5 si è indebolito, isolandosi, tuttavia i pedoni bianchi e4 e g3, dopo la frattura provocata dall’entrata a gamba tesa g5-g4, sono debolezze ben più serie.  30.Re3 Td4 Attaccare un punto pur difeso consente di immobilizzare spesso i pezzi avversari, che sentono incombere il fantasma dello zugzwang. Il Re bianco ed il suo Cavallo hanno perso entrambi le capacità dinamiche. 31.Tf1 Cg4+ 32.Re2 Rf8! Altro eccellente piano del Nero che trasferisce il proprio Re ad Est per sostenere l’affiancamento di avamposti f7-f5. 33.Tf3 Rg7 34.Td3 Rf6! Anche l’immediato cambio in d3 sembra buono per il Nero, ma Smyslov, sottile psicologo, attende che sia proprio Gligoric a scambiare. In tal caso non avrà timore di incursioni del Cc3 sull’ala di Donna, perché il suo Re conquisterà il centro nella casa e5. 35.Txd4 [35.Tf3+ Rg6 36.Td3 Txd3 37.Rxd3 f5 avrebbe permesso al Bianco di guadagnare un tempo, con il Re in g6 anziché in g7] 35…exd4 36.Cb5 Re5 37.Cxa7 Rxe4 38.Cc8 Gligoric cerca di fare una scorpacciata di pedoni, ma il Nero ha ormai un vantaggio decisivo al centro. 38…d3+ Per il principio secondo cui i pedoni passati vanno sempre spinti! 39.Rd2 Rd4 40.c5 [40.Cxb6 Cf6 41.a4 (41.c5 Ce4+) 41…Ce4+ 42.Rd1 Re3 e dopo Cf2+ e d2+  non si può fermare la promozione del pedone nero] 40…bxc5 41.Cd6 Ce5 ed il Bianco abbandona. 0–1

M. Riccardo Del Dotto

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3 thoughts on “Educazione Tecnica (Parte 1°)”

  1. blade says:

    Pezzo molto interessante, il gioco degli scacchi è anche un gioco di pazienza e di autocontrollo!

  2. Barone says:

    Articolo molto bello.
    E’ stato scritto poco dopo aver riletto gli avamposti di Canal, per caso? (sono citati con “per sostenere l’affiancamento di avamposti f7-f5”, ma soprattutto è lo stile della prima parte del pezzo a farlo pnensare…)

    Se posso muovere un piccolo appunto, avrei apprezzato un diagramma in più, magari prima di 32…Rf8, quando il Re nero cambia strada.

  3. Riccardo Del Dotto says:

    Un sincero grazie a blade e Barone.
    “Strategia di avamposti” e la biografia dedicata ad Esteban Canal da parte di Alvise Zichichi (di cui conservo copia autografa) sono letture di ormai vent’anni fa.
    A livello didattico ho sempre preferito il concetto di avamposto canaliano a quello di Nimzowitsch. Il tema è stato ripreso anche da Alessio De Santis nel suo ottimo “Manuale di scacchi per il giocatore agonistico”.

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