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Di Aperture, di libri e di altre Sciocchezze (1° Parte)

Il titolo di questo articolo ricalca quello di un vecchio disco di Guccini ( di amore di morte altre sciocchezze) e la dice lunga sulla serietà di quanto scriverò. Anzi, più che di un articolo si tratta di una chiacchierata che, spero, non vi annoierà.

Aperture… parola allo stesso tempo semplice e terribile. Lo sapete che circa l’80% dei libri di scacchi sono sulle aperture? Eppure è strano dato che, a causa del continuo sviluppo della teoria, un libro scritto pochi mesi fa è già vecchio. Addirittura può capitare che quando un libro esce, la variante trattata ha già subito cambiamenti radicali. E’ successo a Khalifman che quando ha pubblicato il suo volume sull’Est Indiana ( Vol 1b del Repertorio di Kramnik), la linea che costituiva la spina dorsale del repertorio era stata messa seriamente in discussione da alcune partite di Radjabov giocate solo un paio di mesi prima della pubblicazione.

In ogni caso le aperture continuano ad attirare e ognuno dice la sua, dai GM ai principianti. Così come siamo tutti Commissari Tecnici della Nazionale di calcio, così siamo tutti esperti di aperture e in grado di dare consigli. Navigando per la rete ci si può imbattere in un immenso sciocchezzaio.

Prendete ad esempio la seguente posizione:

diagramma scacchi

diagramma1

Questo schema di sviluppo è stato proposto in un sito scacchistico gestito da giocatori di basso livello ( discusso addirittura con 42 messaggi!)  ed è l’esempio classico di come chiunque possa scrivere qualunque sciocchezza ed essere perfino preso sul serio!

Resta comunque il fatto che un repertorio di aperture bisogna pur averlo!

Chiediamoci innanzitutto cosa sono le aperture. Semplicemente sono una compilazione di mosse legali che servono per sviluppare i pezzi prima del combattimento vero e proprio. In questa fase il Bianco cercherà di mantenere il leggero vantaggio di sviluppo datogli dal privilegio di muovere per primo mentre il Nero cercherà di pareggiare il gioco.

Facciamo un esempio tratto dallo stesso sito del quale vi ho parlato poco fa:

1. Ca3!

( il punto esclamativo è dell’autore del post e sempre sua è l’affermazione “Così si gioca a scacchi!”)

1.. e5  2. Cc4 Cc6  3.e4

diagramma scacchi2

diagramma 2

Non bisogna essere dei GM per capire che la strategia del Bianco è stata fallimentare. Infatti, come ha fatto notare un altro utente ( dotato non tanto di talento scacchistico ma semplicemente di buon senso) dopo

3.., Cf6  4. d3, d5

diagramma scacchi3

Diagramma 3

Il Nero sta già meglio dopo solo quattro mosse!  Possiamo quindi dire che in realtà “non è così che si gioca a scacchi!”

E allora cosa giochiamo?

In un suo recente libro, il MI John Watson scrive:  “In quanto insegnante, io ritengo che imparare come giocare 1. d4 e 2. c4  è di estrema importanza per chi cerchi di capire e giocare a scacchi, proprio come  1. e4 e5 è una fonte di conoscenza indispensabile ed è la giusta strada per  ottenere il giusto feeling per la partita.” Nel caso siate interessati, il libro in questione è:  “A strategic  opening repertoire for White

Repertorio per il bianco

Già l’introduzione ci insegna alcune cose molto importanti. La prima è, che se volete migliorare a scacchi, occorre studiare sistemi validi. Infatti Watson spiega che sistemi sicuri ma un po’ passivi come il Colle, il Sistema di Londra ecc. ecc. hanno diversi difetti il principale dei quali è che non insegnano a giocare a scacchi. E questo, se me lo consentite, non è poco! Al contrario i repertori del tipo “Il Bianco gioca e vince” che prevedono aperture iper-aggressive nelle quali si sacrificano pezzi e/o pedoni per mattare il Re avversario, troppo spesso sono facili da neutralizzare e si possono rivelare degli autentici boomerang.

Un esempio del secondo caso è il Grand Prix Attack 1. e4 c5 2. f4 che è stato praticamente messo nel dimenticatoio a causa della mossa di Tal 2.. d5!

Quindi, forse, l’idea di Watson non è del tutto sbagliata.

TM

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