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La mente di un Gran Maestro

Cerchiamo di capire oggi assieme che cosa passa nella mente di un Gran Maestro quando questo arriva nella fase appena successiva all’apertura. Le mosse standard d’apertura sono finite e si sta entrando nel cosiddetto mediogioco.

Le prime mosse dell’apertura vengono giocate piuttosto in fretta perché tanto c’è ben poco da ragionare, è solo questione di memoria. Finita l’apertura il gioco rallenta, ed è qui che i giocatori inizieranno ad investire gran parte del loro tempo.

La prima domanda alla quale bisognerà rispondere sarà: “chi sta meglio dei due?

Una volta risposto a tale domanda e capito chi è il giocatore in vantaggio, secondo Steinitz, questo dovrà attaccare il giocatore in svantaggio, e quest’ultimo dovrà pensare a difendersi. Il giocatore che attacca deve capire qual è il punto più debole di tutto lo schieramento avversario e concentrare le proprie forze verso quella casa o zona. Si passa quindi alla formulazione di un piano coerente.

Esistono le mosse posizionali, esistono le mosse di profilassi, ma senza un piano non si può pensare di vincere la partita. Dopo essersi posto i problemi generali, il GM inizia ad analizzare concretamente delle varianti.

Ad ogni mossa segue un piccolo dialogo interiore: “se metto l’alfiere in c4, lui risponde probabilmente con pedone b5, io torno indietro, lui arrocca, io porto la torre al centro e miglioro la mia posizione.”

Cosa molto importante è di non fossilizzarsi solo sull’analisi concreta delle mosse. Talvolta è bene dare un’occhiata al quadro generale della situazione, soprattutto quando si passa da una fase del gioco all’altra, per esempio dal mediogioco al finale. Il mio consiglio personale è quello di alzarti dalla scacchiera, fare due passi e ritornare. Ti aiuterà a vedere la posizione con occhi differenti.

Ricordati di seguire la regola aureaovvero di limitarti a fare analisi approfondite quando cammina il tuo orologio, e fare ampie considerazioni quando funziona l’orologio del tuo avversario. Ovviamente nelle posizioni molto tattiche conviene analizzare sempre e comunque e dare poco spazio alle considerazioni generali.

Come dicevo prima, fare qualche passeggiata per la sala da torneo può aiutare a ritornare sulla scacchiera con maggiore freschezza. Tuttavia ricordiamoci che maestri come Botvinnik raramente si alzavano dalla scacchiera (come Fischer).

In ogni modo cerca di seguire la regola aurea, rischierai di finire meno volte a corto di tempo.

Ma che differenza c’è fra un giocatore “medio” da circolo e un Maestro??

Un articolo di Robert J. Trotter, apparso su Psicologia Contemporanea nel numero di novembre-dicembre 1988, cerca di spiegare come il grande maestro di scacchi, il concertista, il fisico nucleare, ma anche l’olimpionico di nuoto o un abile tassista che conosca palmo a palmo le strade di una metropoli, abbiano in realtà tutti qualcosa in comune. I cinque stadi sono:

  • principiante,
  • principiante evoluto,
  • competente,
  • perizia,
  • maestro.

Allo stadio della maestria, ovvero il maestro di scacchi, si riconosce un certo tipo di posizione sulla scacchiera e intuitivamente si produce una strategia adeguata, calcolando poi razionalmente la mossa più utile per realizzare il piano. La cosa sorprendente è che un vero maestro non applica regole, non prende decisioni o risolve problemi: fa quello che gli viene naturale, e per la maggior parte dei casi la cosa funziona.

Se fallisci è perché probabilmente si è ritrovato davanti a sé un avversario del suo stesso livello. Un grande maestro di scacchi è in grado di riconoscere decine di migliaia di posizioni per le quali trova in brevissimo tempo la mossa più utile.

Secondo i Dreyfus, i processi mentali di uno scacchista sono in un certo senso identici a quelli di qualunque altro esperto: dal pilota, al chirurgo, dal musicista, al giocatore di basket.

L’osservazione fondamentale è che il vero esperto, il maestro, non applica regole, non prende decisioni e non si affatica a risolvere problemi: agisce spontaneamente, o, se preferiamo, guidato da quella cosa che viene spesso chiamata intuizione. A questo proposito citiamo ancora Jonathan Levitt che nel libro “Il Genio negli Scacchi” scrive: “L’intuizione consta di idee non verbali, non formulate, che ‘balzano’ dentro il processo di pensiero a causa dell’esperienza precedente“. Levitt a sua volta cita il matematico Poincaré, che scrisse nel 1913: “La pura logica non ci porterebbe ad altro che a formulare tautologie… Con la logica noi dimostriamo, ma è con l’intuizione che scopriamo“.

Gerald Abrahams, nel suo libro “The Chess Mind” (Penguin, 1951), ha descritto la “visione scacchistica” come la “intuizione non forzata di possibilità attraverso l’occhio della mente“, Infine, più di cinquant’anni fa, il grande maestro Esteban Canal, riferendosi alla straordinaria naturalezza e rapidità di gioco di Capablanca, scriveva: “Soltanto i maestri mediocri ragionano mentre giocano“.

Fonte: "Gioca come un Gran Maestro" A.Kotov, pag. 46-47, Ed.Prima Editori & Messaggero scacchi

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