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Come giocare l’apertura in una partita di Scacchi

Come studiano i grandi maestri la prima fase del gioco, ovvero l’apertura? Quali sono i principi che seguono?

Innanzitutto parliamo del vantaggio del tratto, ovvero, il vantaggio di muovere per primi (con il Bianco). Qualcuno dice che non è molto importante il colore d’inizio. Posso dirti con assoluta certezza che questo “qualcuno sbaglia”.

Chi comincia ha sempre il vantaggio, così come accade anche in altri sport. Nel tennis, ping-pong, pallavolo etc. chi ha il servizio ha un netto vantaggio. Ad egual modo negli scacchi è preferibile avere il bianco.

So che stai già domandandoti: allora quando gioco con il Nero come dovrei prepararmi? Giustamente il modo di giocare e la condizione psicologica del Bianco e del Nero cambiano radicalmente. Vediamoli insieme.

Il Bianco

Ci sono 2 principali correnti di pensiero

  • gioco sapendo di avere un vantaggio, in quanto bianco. Semplicemente mantengo il mio piccolo vantaggio per tutta la partita senza “osare”;
  • cerco di attaccare il prima possibile sfruttando tale vantaggio.

Nel primo caso, il Grande Maestro decide di giocare senza rischio. E’ il caso in cui si è in un torneo, con un buon punteggio, e non ha bisogno di vincere a tutti i costi. Tenderà ad evitare linee troppo aperte e rischiose e “mal che vada” finirà con una patta.

Questo primo metodo lo si adotta anche quando l’avversario è un Gran Maestro noto per avere uno stile aggressivo e lo si vuole tenere semplicemente a bada.

Perciò lo stile di gioco avrà strutture pedonali rigide (abbiamo parlato di tutte le strutture pedonali nel corso Pedone Killer) e cambi per allentare le tensioni.

Nel secondo caso, invece, è adottato sia dai Gran Maestri di un tempo (il famoso stile romantico) che da molti di oggi. L’idea è quella di fare incursioni sul Re avversario finché l’apertura non è ancora del tutto terminata.

È il caso di moltissime aperture, tra cui anche la Difesa Siciliana nella variante del dragone dove il pedone in g2 viene spinto in g4 e poi in g5 (e talvolta anche in g6 se l’avversario non ha fianchettato).

Il Nero

Il vantaggio della prima mossa al Bianco, costringe il Nero a ragionare diversamente. Egli può dunque:

  • giocare per ottenere la patta;
  • portare avanti un piano per contrattaccare.

Nel primo caso, se il Bianco non gioca in modo particolarmente aggressivo, il Gran Maestro che gioca con il Nero si ritrova a manovrare con assoluta calma cercando di raggiungere una posizione di parità.

Questo metodo viene ancora utilizzato oggi ad alti livelli poiché una patta con il Nero è già un successo. A tal proposito si utilizzano spesso aperture come la Difesa Lasker o la Ovest-Indiana.

Nel secondo caso, il Nero se ne frega del vantaggio del tratto che ha il Bianco e non si accontenta di un “misero” pareggio. Il suo obiettivo è quello di realizzare un piano di gioco attivo e di forzare il suo avversario a prendere delle contromisure.

Il Nero perciò si libera del blocco psicologico della situazione di inferiorità e si lancia con un attacco verso il Re avversario, talvolta infischiandosene dei piani dell’avversario.

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